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03/07/2015 | 07:39

Tanti sindaci e amministratori di piccoli comuni delle province di Lecce, Brindisi e Taranto saranno presenti questa mattina a Cursi per chiedere al Governo Renzi la sospensione dell'obbligo di fusione per le città sotto i 5mila abitanti.


I sindaci si oppongono all'accorpamento dei comuni sotto i 5mila abitanti


Cursi. I comuni al di sotto dei 5.000 abitanti devono necessariamente unirsi e fondersi tra loro per gestire insieme quelle che sono le funzioni fondamentali dell’attività amministrativa. A prevederlo la famosa Legge Del Rio, la numero 56 del 7 aprile 2014.

Di cose importanti, innovative e per certi versi rivoluzionarie quel decreto, poi convertito in legge, ne ha sancite: ha istituito le città metropolitane, ha cancellato le province (forse sarebbe più giusto dire ha depotenziato le provincie; vero, ma quando togli il denaro ad un ente non gli dai di fatto di fatto la possibilità di esistere), ha definito il passaggio dalla volontarietà all’obbligatorietà della cogestione delle funzioni fondamentali dei comuni al di sotto della soglia dei 5.000 abitanti.

Ovviamente, come in ogni riforma, c’è chi ne ha guadagnato e chi ne ha perso. Bari, per esempio, sul modello francese (e quindi non su quello italiano che vuole il Bel Paese essere la sede delle cento capitali), si è trovata ad essere città metropolitana, ovvero polo d’eccellenza che attrarrà capitali e investimenti.  Lecce ha perso la Provincia che nel corso dell’ultimo ventennio era diventata il fulcro e il volano di tante politiche di sviluppo, turistiche e culturali in primis.
E poi l’accorpamento riguarderà tantissimi comuni salentini che sono sotto la soglia dei 5mila abitanti, una quarantina, quasi la metà e per di più dislocati maggiormente nel sud Salento. Non è una questione di campanile, si badi bene. Certo, c’entra anche quello, ma è ovvio che il rischio più grosso sono le disfunzioni a cui andranno  incontro i nuovi enti ridefiniti e riorganizzati. Le Unioni di Comuni non sono una novità, ma dire che hanno funzionato finora è cosa falsa.

Si fa presto a dire che la battaglia è a favore della semplificazione, razionalizzazione e riorganizzazione del sistema delle autonomie locali. In realtà si tratta di una rivoluzione copernicana che meriterebbe tempi più lunghi e certezze normative e finanziarie più solide sulle quali poggiarsi.

L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, nella sua articolazione regionale, stamattina, dalle ore 10.30, terrà un incontro a Cursi, presso Palazzo De Donno (Piazza Pio XII), per discutere con i Piccoli comuni della provincia di Lecce e Taranto sulla questione dell'obbligo delle gestioni associate.

Anci in più occasioni ha chiesto la sospensione di tale obbligo che il Governo Renzi ha prorogato fino al 31 dicembre 2015. ‘L'incontro di Cursi – dicono dalla segreteria organizzativa - sarà utile anche per condividere ulteriori proposte o iniziative sulle in vista dell'imminente Assemblea nazionale Anci Piccoli Comuni, che si terrà il prossimo 10 luglio a Cagliari. Saranno presenti, oltre al sindaco di Cursi, Antonio Melcore, sindaci e amministratori dei piccoli comuni e il segretario regionale Anci Puglia, Domenico Sgobba.’




Autore: A cura della Redazione

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